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28 ottobre 2026

 Adolescenti e adulti

Insegno dal 1978 nelle scuole medie superiori, a stretto contatto, quindi, con ragazzi di età compresa tra i quattordici ed i diciannove anni, e questo mi ha portato ad affrontare le problematiche più complesse nei rapporti con gli adolescenti. Da questi ho appreso molto, ho, cioè, imparato come sia importante essere, nei loro confronti, corretti, giusti ed anche amichevoli, ma sempre autorevoli.
L’adolescente ha necessità di essere guidato, ma mette continuamente alla prova l’autorevolezza di chi lo guida, per confermare a se stesso la correttezza nella scelta della persona sulla quale contare. Questo comporta per l’educatore un continuo dibattito, una sequenza di patti e contratti, una sicurezza nelle scelte, una irremovibilità nelle decisioni.
Quanto detto comporta che, nei rapporti tra adulti e ragazzi (ma questo deve avvenire sin dall’età primaria), debbano essere stabilite poche regole, ma chiare ed intangibili.
L’errore peggiore sta nel dire qualche no, e poi capitolare con un si, trasmettendo un messaggio di incompetenza nelle scelte, di inaffidabilità nelle situazioni più problematiche, di debolezza caratteriale.
Non risulta certo facile mantenere il controllo delle proprie posizioni quando arroganza e indisponenza si alternano con il pietismo o con i confronti, ma la trasmissione dei valori, di competenza genitoriale o professionale, passa attraverso queste difficoltà.
Il primo ideale da trasmettere ai bambini è quello del RISPETTO DELLA PERSONA, qualunque sia il “valore” umano della stessa, perchè, prima di essere genitori, nonni, vicini di casa, parenti, insegnanti, dipendenti o qualunque altra cosa, CHIUNQUE è una persona e come tale deve essere rispettata.
E’ di fondamentale importanza comprendere che si deve iniziare con l’avere rispetto per se stessi, e il cadere nell’imitazione dei comportamenti scorretti, che vengono criticati quando a compierli sono gli altri, rende chi lo fa motivo di denigrazione per la perdita di valore morale.
Non è una giustificazione al comportamento incivile il fatto di rispecchiare l’atteggiamento altrui, perchè è il controllo delle proprie azioni che fa la differenza tra la persona civile e quella non tale.
Il secondo ideale è il RISPETTO PER LA CONOSCENZA, perchè l’ignoranza è la strada in discesa verso la schiavitù, è la firma sotto il contratto di sottomissione al “potere” del forte, è l’autorizzazione allo stato di subordinazione indiscriminata.
Intere dinastie di potenti hanno mantenuto (e purtroppo ancora oggi mantengono) il potere, imponendo l’ignoranza alle masse, sfruttando la superiorità culturale per alimentare il servilismo fin nelle forme più abiette,
Il basso livello culturale, poi, permette il facile raggiro (maghi, veggenti, associazioni e sette riempiono da tempo le cronache dei giornali), e solo questo basterebbe per convincere all’educazione al “sapere”, se solo ve ne fosse una persa di coscienza da parte di tutti quelli che supportano la vita dei ragazzi.
Gli adolescenti sono persone culturalmente, di anno in anno, sempre più acerbe, e, per questo, più facilmente plagiabili dal leader del gruppo, ma anche più facilmente influenzabili dalla personalità carismatica e dalla affettività dell’educatore, per cui è importante stabilire con loro un rapporto emozionale e contemporaneamente autorevole, MAI autoritario, senza il timore di esporre la propria “valenza umana”, riconoscendo qualche debolezza o errore, ma sempre nell’intento di rispettare l’equità, perchè questa è la qualità che più viene richiesta ed apprezzata.
Usare il vecchio metodo del “pugno di ferro nel guanto di velluto”, mantenendo sempre il rispetto assoluto della “persona”, elargire il premio dell’orgoglio affettivo per i successi e, per gli insuccessi usare la forza benevola del rammarico, ( MAI  del disprezzo, perché genera odio e rivalsa in negativo!).
E’ importante mantenere la correttezza formale anche difronte all’arroganza, anzi usare l’espressione dell’amarezza per il tono e per le parole, può mutare una situazione dal negativo al positivo, anche se tale reazione non sempre risulta possibile, specie quando la situazione ha ormai raggiunto livelli di quasi “incompatibilità”.
In questi casi ormai perduti, può essere d’aiuto il distacco affettivo, ma la cosa più importante in questo compito è comunque l’interesse a svolgerlo. Sembra una frase banale, ma non lo è, in quanto, solo avendo ben chiaro l’obiettivo, e cioè la crescita oltre che culturale anche umana del ragazzo, si può raggiungere quell’equilibrio tra imposizione e comprensione, tra durezza ed elasticità, tra morale e pedagogia che produce il miglior risultato possibile nelle condizioni del particolarissimo momento della vita chiamato “adolescenza”.

Treviglio maggio 2004

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