Adolescenti e adulti
Insegno dal 1978 nelle scuole
medie superiori, a stretto contatto, quindi, con ragazzi di età
compresa tra i quattordici ed i diciannove anni, e questo mi ha
portato ad affrontare le problematiche più complesse nei rapporti
con gli adolescenti. Da questi ho appreso molto, ho, cioè, imparato
come sia importante essere, nei loro confronti, corretti, giusti ed
anche amichevoli, ma sempre autorevoli.
L’adolescente ha necessità
di essere guidato, ma mette continuamente alla prova l’autorevolezza
di chi lo guida, per confermare a se stesso la correttezza nella
scelta della persona sulla quale contare. Questo comporta per
l’educatore un continuo dibattito, una sequenza di patti e
contratti, una sicurezza nelle scelte, una irremovibilità nelle
decisioni.
Quanto
detto comporta che, nei rapporti tra adulti e ragazzi (ma questo deve
avvenire sin dall’età primaria), debbano essere stabilite poche
regole, ma chiare ed intangibili.
L’errore peggiore sta nel
dire qualche no, e poi capitolare con un si, trasmettendo un
messaggio di incompetenza nelle scelte, di inaffidabilità nelle
situazioni più problematiche, di debolezza caratteriale.
Non risulta certo facile
mantenere il controllo delle proprie posizioni quando arroganza e
indisponenza si alternano con il pietismo o con i confronti, ma la
trasmissione dei valori, di competenza genitoriale o professionale,
passa attraverso queste difficoltà.
Il
primo ideale
da trasmettere ai bambini è quello del RISPETTO DELLA PERSONA,
qualunque sia il “valore” umano della stessa, perchè, prima di
essere genitori, nonni, vicini di casa, parenti, insegnanti,
dipendenti o qualunque altra cosa, CHIUNQUE è una persona e come
tale deve essere rispettata.
E’ di fondamentale
importanza comprendere che si deve iniziare con l’avere rispetto
per se stessi, e il cadere nell’imitazione dei comportamenti
scorretti, che vengono criticati quando a compierli sono gli altri,
rende chi lo fa motivo di denigrazione per la perdita di valore
morale.
Non è una giustificazione al
comportamento incivile il fatto di rispecchiare l’atteggiamento
altrui, perchè è il controllo delle proprie azioni che fa la
differenza tra la persona civile e quella non tale.
Il
secondo ideale
è il RISPETTO PER LA CONOSCENZA, perchè l’ignoranza è la strada
in discesa verso la schiavitù, è la firma sotto il contratto di
sottomissione al “potere” del forte, è l’autorizzazione allo
stato di subordinazione indiscriminata.
Intere dinastie di potenti
hanno mantenuto (e purtroppo ancora oggi mantengono) il potere,
imponendo l’ignoranza alle masse, sfruttando la superiorità
culturale per alimentare il servilismo fin nelle forme più abiette,
Il basso livello culturale,
poi, permette il facile raggiro (maghi, veggenti, associazioni e
sette riempiono da tempo le cronache dei giornali), e solo questo
basterebbe per convincere all’educazione al “sapere”, se solo
ve ne fosse una persa di coscienza da parte di tutti quelli che
supportano la vita dei ragazzi.
Gli adolescenti sono persone
culturalmente, di anno in anno, sempre più acerbe, e, per questo,
più facilmente plagiabili dal leader del gruppo, ma anche più
facilmente influenzabili dalla personalità carismatica e dalla
affettività dell’educatore, per cui è importante stabilire con
loro un rapporto emozionale e contemporaneamente autorevole, MAI
autoritario, senza il timore di esporre la propria “valenza umana”,
riconoscendo qualche debolezza o errore, ma sempre nell’intento di
rispettare l’equità, perchè questa è la qualità che più viene
richiesta ed apprezzata.
Usare il vecchio metodo del
“pugno di ferro nel guanto di velluto”, mantenendo sempre il
rispetto assoluto della “persona”, elargire il premio
dell’orgoglio affettivo per i successi e, per gli insuccessi usare
la forza benevola del rammarico, ( MAI del disprezzo, perché genera
odio e rivalsa in negativo!).
E’ importante mantenere la
correttezza formale anche difronte all’arroganza, anzi usare
l’espressione dell’amarezza per il tono e per le parole, può
mutare una situazione dal negativo al positivo, anche se tale
reazione non sempre risulta possibile, specie quando la situazione ha
ormai raggiunto livelli di quasi “incompatibilità”.
In questi casi ormai perduti,
può essere d’aiuto il distacco affettivo, ma la cosa più
importante in questo compito è comunque l’interesse a svolgerlo.
Sembra una frase banale, ma non lo è, in quanto, solo avendo ben
chiaro l’obiettivo, e cioè la crescita oltre che culturale anche
umana del ragazzo, si può raggiungere quell’equilibrio tra
imposizione e comprensione, tra durezza ed elasticità, tra morale e
pedagogia che produce il miglior risultato possibile nelle condizioni
del particolarissimo momento della vita chiamato “adolescenza”.
Treviglio maggio 2004
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